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venerdì 12 agosto 2011

Il sentiero, l'albero e la salita

Qualche giorno fa mio marito ed io stavamo passeggiando lungo un ripido sentiero alberato di montagna, lui agilmente mi precedeva  mentre io, a fatica, lo seguivo, lentamente, guardandomi attorno per cercare qualche buon pretesto per fermarmi e riprendere un po’ di fiato ed eccolo lì il mio pretesto: un albero. 
Beh, certo nel bosco è normale trovarne, ma questo aveva qualcosa di diverso, di rassicurante. 
Non era né maestoso né enorme, era un albero ritorto, ripiegato su se stesso, ricurvo, ma tenacemente attaccato ad una roccia e quasi non si distinguevano le radici dai rami, ma era bello, unico,speciale. 


Mentre lo osservavo pensavo a quante volte nella mia professione ho incontrato bambini che assomigliavano a quella pianta, bambini chiusi, diffidenti, che sono dovuti crescere in ambienti difficili, sfavorevoli ma che nonostante tutto si sono aggrappati a quel poco di bello che avevano e sono andati avanti, felici di vivere.
Poi ho pensato a quante volte, davanti a bambini in difficoltà ho sentito specialisti che escludevano qualsiasi possibilità di miglioramento, togliendo così ogni speranza a genitori che avrebbero avuto bisogno di parole di incoraggiamento piuttosto che macigni da caricarsi sulla schiena. 
Anche in questi casi però col tempo la natura ha avuto ragione e questi bimbi sono sbocciati, cresciuti, sono diventati speciali come il mio albero nel bosco e tutto perché hanno avuto luce, calore e nutrimento: 
AMORE. 
Ho imparato che, in educazione, non bisogna mai rinunciare ai propri bambini, non bisogna lasciarli in balia di loro stessi, si deve dare amore ed il resto verrà da sé.



Ma ritorniamo al sentiero, all’albero, alla salita a mio marito che mi ha distanziata e che cerco invano di fare partecipe: 
“Quest’albero è davvero bello” mi ritrovo a dire al vento. 
La frase è stata colta, non da lui, ma da una signora che stava sopraggiungendo e che con mia sorpresa si ferma a guardare “il mio albero” cercando a sua volta di attirare l’attenzione dell’uomo che era con lei. Tralascio il fatto che spesso noi donne parliamo e i mariti non ci ascoltano e penso: 
“Vedi come è facile, è bastato il mio entusiasmo per coinvolgere altre persone, ecco come voglio insegnare! Voglio suscitare l’entusiasmo dei miei bambini, abituarli a guardarsi attorno, a scoprire le meraviglie che li circondano; voglio che crescano appassionandosi alla lettura, all’arte, alla musica  e non riempirli di cose inutili e vuote”.
A ben pensarci credo che la vita sia come quel sentiero irto, ripido, faticoso; spetta a noi guardarci attorno ed 
accorgerci che ci sono tante cose belle di cui godere durante la salita…

E allora zaino in spalla, binocolo al collo e via mettiamoci in cammino!

venerdì 5 agosto 2011

Fin da piccoli



Riordinando alcuni documenti ho ritrovato le mie vecchie schede e rileggendole sono rimasta scioccata dai giudizi delle mie insegnanti.




Leggo e mi convinco che stiano parlando di me adesso, in questo momento. Ma come è possibile che fossi già così seria, ligia al dovere, affidabile fin dalla prima elementare? 
Certamente l'educazione dei miei genitori ha influito fortemente...



La timidezza è rimasta, anche se chi mi conosce dissentirà con me; la verità è però che vivo costantemente con il freno a mano tirato, ci sono solo alcuni che conoscono il mio lato più pazzo ed estroso: mio marito ed i miei alunni e questo perché sono le uniche persone da cui non mi sento giudicata e che mi amano così come sono.

Oggi più che mai sono convinta di una cosa e cioè che fin da piccoli si può capire come diventeremo da grandi, siamo come dei minuscoli semi che contengono già l'idea della pianta che diverremo. 
Gli adulti intorno a noi e  le esperienze che viviamo possono o farci crescere forti lungo la nostra strada o piegarci, deviarci ed indebolirci ma se scaviamo affondo ritroviamo le nostre radici, il nostro essere primordiale, la nostra essenza.

Io da bambina sono stata felice, ho avuto tanta libertà ma anche molte regole, limiti e doveri. 

Mio padre era fornaio e quindi durante il giorno mio fratello ed io non potevamo giocare, se restavamo a casa dovevamo cercare di muoverci con passo felpato, cercare di attutire tutti i rumori e se per sbaglio superavi la soglia dei decibel consentita arrivava subito dalla stanza da letto il fischio di monito. 
Dovete infatti sapere che spesso per comodità, brevità o pigrizia mio babbo parlava in codice, cioè fischiando: c'era il fischio per dire che dovevi fargli un favore; quello per chiamarti a tavola; quello per dirti di stare zitto; quello di quando era proprio arrabbiato; quello per dire di toglierti dai piedi; quello di quando era contento e così via e sarà forse per questo motivo che io sono diventata  logorroica e desiderosa di comunicare.
Il lato positivo di tutto questo era che potevamo passare tutta la giornata in giro in bicicletta o a casa di amici ed abbiamo potuto davvero divertirci tanto; ho vissuto tante avventure, ho frequentato tante persone, ho giocato nei modi più disparati...
Ora sono qui, cambiata ma non troppo e desiderosa di ritornare bambina insieme ai miei alunni.
In attesa racconterò della mia infanzia a voi come farei con loro, poi quando inizierà la scuola vi parlerò delle nostre esperienze assieme.


lunedì 1 agosto 2011

La libertà di essere bambini


Se torno con la mente a quando ero piccola sono tanti i ricordi che riaffiorano e a cui ripenso con nostalgia.
Credo che la libertà che abbiamo potuto vivere noi, intendo quelli della mia generazione, non possa più essere goduta.


I bambini ora abitano dentro ad una gabbia dorata, bella, accogliente, dotata di tutte le comodità, sono serviti e riveriti...
 ma sono pur sempre prigionieri e questo è il mio più grosso rammarico.
Quello che si cerca di fare adesso alla scuola dell'infanzia è proprio di ri-creare situazioni in cui i bimbi possano assaporare la gioia di sentirsi liberi di fare cose che un tempo erano normali.

Qualche esempio?


I DIRITTI NATURALI DI BIMBI E BIMBE

1

IL DIRITTO ALL'OZIO
 a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti

2
 IL DIRITTO A SPORCARSI
 a giocare con la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, l'acqua, i sassi, i rametti

3
IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura

4
IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare

5
IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare,incollare, plasmare la creta, legare corde,accendere un fuoco

6
IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura

7
IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade

8
IL DIRITTO AL SELVAGGIO
 a costruire un rifugio-gioco nei boschetti,
ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi

9
 IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua

10
IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle
Questo manifesto è rivolto ai grandi, anche perché i piccoli lo capiscono al volo. Un po' come diceva il Piccolo Principe "…ai grandi bisogna sempre spiegare tutto quello che i bambini capiscono subito".


Allora qual è il mio invito:
ripensare a quando eravamo piccoli e permettere ai nostri bambini di sperimentare giochi all'aria aperta e soprattutto l'autonomia, senza temere chissà quali tragiche catastrofi. 
In fondo noi siamo sopravvissuti a noi stessi ma soprattutto ai nostri genitori che ci svegliavano al mattino e che poi si dimenticavano di noi per tutto il resto della giornata.






E allora riscopriamo il bambino dentro ognuno di noi, viviamo esperienze all'aria aperta, iniziamo a guardarci attorno con la meraviglia che avevamo negli occhi da piccoli, apprezziamo il sole del mattino, il profumo della terra bagnata dalla pioggia, il canto delle cicale... ed insegniamo ai nostri piccoli a rispettare il mondo e prendercene cura perché lo amano, lo vivono e lo sperimentano quotidianamente!