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mercoledì 12 ottobre 2011

Un tuffo nella stagione autunnale

I segni dell’arrivo dell’autunno sono visibili ed evidenti, ma troppo spesso la fretta e la routine di ogni giorno non permettono ai bambini di soffermarsi ad osservare quali mutamenti la natura subisce e così decidiamo di andare in passeggiata al parco…

Per i bambini è un’esperienza insolita potersi tuffare in mezzo alle foglie, sentirne il profumo, la consistenza, il rumore che producono sotto il peso del loro corpo, vederle volteggiare nell’aria e poi atterrare dolcemente…

Dalle nostre osservazioni il colore che abbiamo assegnato all’autunno è quello delle foglie morte, dei rami spezzati, del sottobosco bagnato, è il colore della frutta secca e delle castagne: il marrone.
L’odore dell’autunno invece ci ricorda la terra bagnata, “è un po’ puzzolente, come il caffè” e così decidiamo di realizzare un quadro un po’ speciale, dipinto proprio con il caffè d’orzo e poi con quel che resta nella caffettiera un bel brindisi!


Per eseguire questo disegno ci siamo ispirati all'opera
"I costumi delle foglie"del pittore Max Ernst.

I bambini hanno scelto una foglia che assomigliasse a quella del quadro e poi ne hanno tracciato il contorno.
A lato di essa hanno disegnato due tronchi tentato di riprodurre la sensazione tattile che hanno provato accarezzando la corteccia degli alberi. Al termine abbiamo dipinto il tutto con caffè d'orzo.
 Con il materiale raccolto e un po’ di fantasia abbiamo cercato di riprodurre gli alberi del parco


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mercoledì 5 ottobre 2011

Il corpo, una macchina perfetta: conosciamo il grande Leonardo da Vinci

Il percorso  è iniziato raccontando ai bambini che tanto tempo fa era vissuto un bimbo come loro, molto curioso e che si faceva mille domande. Si chiamava Leonardo da Vinci, Vinci era la città in cui era nato.
Questo bambino era un genio, uno di quelli con un cervellone pieno di idee e stranezze. 
Si lanciava dagli alberi con delle ali di carta che lui stesso aveva progettato e costruito per essere simile ad un uccello. 
La nonna si spaventava e lo rimproverava, lui prometteva di non farlo più ma il giorno dopo eccolo alle prese con un'altra delle sue strambe invenzioni. 
Leonardo aveva un quadernetto dove  disegnava  e scriveva ciò che osservava, ma lo faceva in codice: scriveva al contrario e poi leggeva tutto mettendo davanti al rigo uno specchietto. In questo modo nessuno poteva capire i sui appunti e copiargli le idee.  
Sapeva fare un mucchio di cose, dipingere, disegnare, calcolare, progettare inventare, non riusciva mai a stare fermo, voleva scoprire come erano fatte le cose. 
Questa sua vivacità e curiosità crebbe insieme a lui.
Leonardo, dopo aver studiato a lungo le forme delle persone, disegnò "l'uomo vitruviano" per dimostrare che il nostro corpo è perfetto e che quando l'uomo modella o costruisce, si ispira alla perfezione del proprio corpo creato da Dio!


In palestra ci siamo diverti a giocare  con il nostro corpo,
in un primo momento abbiamo provato a cercare un amico che fosse alto come noi
 poi ci siamo trasformati nell'uomo vitruviano. 

sabato 1 ottobre 2011

"INVECE IL CENTO C’È"



Oggi vorrei regalarvi questa bellissima poesia per fermarci un po' a riflettere sull'importante ruolo educativo che abbiamo noi adulti. L'autore è Loris Malaguzzi, un pedagogista che tutti dovrebbero conoscere meglio...


Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.