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venerdì 30 settembre 2011

Ritratti stile Enrico Baj

Nella nostra scuola riteniamo importante raccontare ai bambini le vite degli artisti, dei poeti, degli scrittori, degli scienziati..., con lo stesso coinvolgimento e calore usati per raccontare una favola, una storia. 
E' però fondamentale narrare episodi veri delle loro vite, magari a partire dall'infanzia ed arricchendoli di aneddoti, mostrando anche fotografie.
Leggendo la biografia di Enrico Baj ho scoperto che amava frequentare un negozio dove vendevano carta da parati, bottoni, passamaneria, si recava lì e chiedeva se gli tenevano da parte tutti gli scarti, un po' come faccio io e le mie colleghe insegnanti, poi tornato a casa si metteva all'opera. 
Racconto ai bambini ciò che ho scoperto e poi ci divertiamo a creare come il nostro amico Enrico.


Questo lavoretto ha appassionato tantissimo i miei bimbi dell'anno scorso che si sono divertiti a decorare dei parallelepipedi di gommapiuma che ci erano stati portati a scuola da una mamma che lavorava in un poltronificio.
La festa della mamma era vicina e così abbiamo deciso di creare il suo ritratto da donarle.
Il materiale utilizzato è tutto di recupero, ed ognuno ha fatto da solo, l'intervento dell'insegnante è stato necessario solo per incollare alcune parti con la colla a caldo. 
Che ne dite? 
Lo stesso lavoretto potrebbe vedere ritratti i nonni,  o i papà, o addirittura tutta la famiglia. 


martedì 27 settembre 2011

"PEZZETTINO"


 "Pezzettino" di Leo Lionni
visto dallo sguardo dei bambini
In sezione troviamo un pacco colorato al centro del cerchio delle conversazioni. I bambini sono sorpresi, pochi minuti prima di andare in bagno non c'era. Chi l'avrà portato? Ogni bambino fa ipotesi, qualcuno ritiene che sia stato Babbo Natale, entrato da una finestra aperta, ma prontamente c'è chi risponde che Natale è già passato. Per altri siamo state noi insegnanti, ma facciamo notare che eravamo insieme a loro e che quindi non potevamo averlo messo noi. Ma allora chi è stato? La domanda pare non trovare risposta fino al momento dell'apertura del pacco. La scatola contiene tanti pezzetti di carta colorata, dei burattini  di cartoncino ed un libro. La classe esultante chiede di leggere il libro dimenticandosi di scoprire come il regalo fosse arrivato in sezione. Prendo il volume fra le mani e lo apro per iniziare la narrazione ma un imprevisto suscita nuovamente scompiglio ed emozione nei bambini: è caduta una lettera… subito i più lesti si alzano per raccoglierla e me la consegnano trepidanti: Cosa ci sarà scritto?

"Cari bambini, sono Pezzettino e oggi voglio raccontarvi la mia storia. La volete ascoltare? "
Ovviamente tutti rispondono con un fragoroso sì. Inizio la narrazione, i bambini sono in silenzio assoluto, rapiti dal racconto e dai buffi personaggi formati da tanti pezzetti colorati, tutti tranne uno, Pezzettino che si sente triste perché è diverso dagli altri: è di un solo colore e piccolino, sicuramente è un pezzo mancante di qualcuno, e così si mette alla ricerca della propria identità. La narrazione è sostenuta dall'utilizzo dei burattini raffiguranti i vari personaggi. Alla fine Pezzettino, consigliato da un grande saggio, va sull'isola di "Chi sono", che scopre essere deserta e rocciosa, e mentre cammina cade rompendosi in mille pezzi. I bambini rimangono allibiti ed anche rattristati nello scoprire le sorti del loro amico Pezzettino e nel vedere il suo burattino che viene strappato e gettato a terra… il silenzio si fa di ghiaccio ed è carico di emozioni contrastanti ma subito dopo si trasforma in urla di gioia perché scoprono che Pezzettino è felice perché ha scoperto che anche lui, come gli amici, è formato da tanti pezzetti ma di un solo colore, scopre chi è, che è importante e non è una parte insignificante di qualcuno e felice corre dai suoi amici a festeggiare. Accendo una musica allegra e festeggiamo anche noi con lui, ovviamente dopo aver incollato tutte le parti di Pezzettino. A conclusione della danza ci sediamo ed ad ogni bambino viene data la possibilità di scegliere un pezzetto di carta colorato da custodire a ricordo della storia. Come previsto la maggior parte sceglierà il colore arancione di Pezzettino.
Questo è stato l'incip di tutte le attività, "Pezzettino" ci ha guidati alla scoperta della nostra identità personale...

La storia ha offerto importanti spunti di discussione e confronto: 
Chi sono io?  
Sono un pezzettino o un tutto? 
Sono fatto da tanti pezzetti? 
Sono parte di qualcosa? Sono "uguale" o "diverso"? 


…lo specchio rimanda l'immagine di sé e offre al bambino la sua immagine…e lo sollecita a scoprire ciò che c'è dentro questa immagine!

L'autoritratto è un modo per iniziare questo cammino…abbiamo osservato alcuni ritratti di pittori famosi che hanno stimolato i bambini a osservare, disegnare e camuffare il loro volto.

Autoritratto ispirato a Picasso

Autoritratto ispirato a Modigliani

Autoritratto ispirato Van Gogh


Autoritratti ispirati a Enrico Baj

Stimolante e divertente è stato anche fare il ritratto di un amico seduto in posa per il bambino artista.



domenica 25 settembre 2011

"NON INSEGNATE AI BAMBINI"




I bambini  arrivano a scuola "già vestiti" di una propria identità, portano le loro acerbe esperienze ed i loro vissuti che li rendono unici, è come se avessero " l'intero albero genealogico" sulle spalle, vale a dire la cultura familiare, l'educazione che hanno iniziato a ricevere e con essa sono già evidenti i condizionamenti degli adulti che si prendono cura di loro, le ansie, le paure, le speranze...
Il compito di noi insegnanti? 

Cercare di fornire ai bambini tanti stimoli, liberi da condizionamenti; trasmettere l'amore per le cose belle; la passione per ciò che si fa, la gioia del fare e del fare assieme ad altri; ASCOLTARLI e star loro vicini guidando i loro passi ma non sostituendosi a loro, indicando la via ma lasciandoli liberi di scegliere in che modo percorrerla; dar loro amorevole sostegno e fiducia; consentirgli di sbagliare ed imparare dall'errore.
Per dirla con le parole di Gaber:

"Non insegnate ai bambini 
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente 
stategli sempre vicini 
date fiducia all'amore il resto è niente."


Ricordiamoci sempre che i bambini ci guardano, impariamo prima di tutto ad amarci e prenderci cura di noi, coltiviamo la nostra cultura, la nostra mente, solo così potremo essere un buon esempio per loro.
Questo è il mio modesto parere. 

giovedì 22 settembre 2011

Il bambino "Vodafone"

Nella mia esperienza di  insegnante mi sono ritrovata spesso a riflettere sul mio modo di educare i bambini, sui valori che cerco di  trasmettere loro e sulle modalità che utilizzo per farlo e altrettanto soventemente mi sono domandata se stavo facendo bene, se era giusta la strada che  percorrevo o se al contrario mi dovevo limitare a molto meno lasciando il ruolo educativo alla famiglia ed occupandomi solo dell'istruzione.
Il confronto continuo con le mie colleghe;  gli incontri formativi promossi dal nostro istituto; la formazione attenta e continuativa di cui possiamo beneficiare grazie a corsi di aggiornamento ben preparati ed interessanti, l'autoformazione hanno contribuito a rafforzare le mie convinzioni e a darmi ulteriori sicurezze.
Come ogni anno scolastico attendo con ansia e curiosità gli incontri di aggiornamento, li trovo stimolanti e ricchi di spunti di riflessione ma anche di suggerimenti ed orientamenti operativi che possono contribuire a rendermi un'insegnante migliore.


Quest'anno si è parlato proprio di educazione ed istruzione, se la scuola debba istruire od anche educare ed è emerso che solo noi italiani, come al solito direi, facciamo questa distinzione, negli altri paesi esiste solo un termine "education" e così durante i convegni europei ci facciamo sempre la nostra bella figura.
Porto viva nella mente la frase di esordio del relatore "L'educazione non si infonde, si diffonde" come per dire che quello dell'insegnante non è un mestiere come tanti altri, quanto piuttosto un modo di essere di una persona che educa per come agisce e vive, per i valori in cui crede e l'esempio che da'.
Ed oggi più che mai, in una società in cui si ricerca l'utile e il facile, si sente viva l'esigenza di ritornare ai sentimenti ed ai valori. "L'uomo senza educazione si fa guidare dai bisogni" è per questo che dobbiamo cercare di educare eticamente i nostri bambini perché diventino dei bravi cittadini del domani, per questo dobbiamo abituarli fin da piccoli al rispetto delle regole del vivere comune, al rispetto per le persone e le cose, a tenere in ordine, ad utilizzare il linguaggio in modo corretto ed appropriato… in modo da trovare un proprio ordine interno, imparare a limitarsi e ricercare il perfezionamento di sé.
I suggerimenti sul come portare i bambini a questi traguardi, attraverso la valutazione proattiva, hanno fatto emergere un problema di cui spesso i genitori, e ahimè anche alcuni insegnanti, non si rendono conto e cioè che i giudizi sul bambino non andrebbero mai fatti, ma solo sui suoi comportamenti: << Vuoi tuo figlio intelligente, comincialo a pensare tale! >> (Bettelheim) ma anche che possiamo esigere il rispetto delle regole solo se anche noi le rispettiamo <<Vuoi educare alla democrazia, fai vivere il bambino in un contesto democratico>>(Dewey).
L'importanza del comportamento sociale e di lavoro, che implica avere una buona conoscenza di sé e dell'altro, riporta all'importanza della comunicazione e del controllo emotivo, della solidarietà e delle relazioni di aiuto, del rispetto si sé, dell'altro e della diversità. Rispetto dell'altro e del diverso che implica tolleranza raggiungibile se si insegna ai bambini a guardare le cose da ogni prospettiva, riflettendo, confrontando, facendo paragoni e raffronti: imparando cioè a "percepire"<< la percezione è la porta della conoscenza >> (Petter).
Sento di dover approfondire quest'ultimo concetto che credo molto importante per avviare i bambini  a diventare competenti, in grado cioè di saper risolvere problematiche reali attraverso le abilità, le conoscenze e l'emotività.
Un altro tema che mi ha molto coinvolta perché lo condivido profondamente è stato quello dello sviluppo della creatività e di come favorirlo nei nostri bambini (Munari, Loris Malaguzzi; sezioni come botteghe aperte...).
La riflessione sul curricolo implicito mi ha resa ancora più consapevole dell'importanza di una buona progettazione per promuovere gli apprendimenti spontanei nei bambini.
La definizione di "Bambino Vodafone, tutto intorno a me" descritta ha reso evidente la necessità ineludibile di ricercare sempre maggiormente l'alleanza delle famiglie, famiglie composte da genitori che danno tutto ai figli (a livello materiale) ma che non sanno più chiedere loro nemmeno piccoli sani sacrifici . E così crescono bimbi abituati a chiedere tutto, ma che non sanno più il significato delle parole attesa, sacrificio, condivisione... Ecco allora dove si inserisce il ruolo di noi insegnanti, cercare di educare i genitori attraverso un'alleanza possibile solo se noi educatori parliamo in modo chiaro, non in "pedagogese" e se esplicitiamo gli obiettivi, a breve termine, che intendiamo raggiungere con i nostri allievi.
Si è poi parlato della narrazione come valido strumento per arrivare, attraverso le storie, a  conoscere meglio se stessi e il mondo… da qui l'importanza di narrare storie significative, conosciute dall'adulto, preparate e non improvvisate in modo da ricercare domande di senso che possano far riflettere il bambino e portarlo a dialogare ed esprimere il proprio mondo interiore in modo partecipato insieme ai compagni e all'insegnante che deve farsi scriba del pensiero di ognuno rendendo le sue parole importanti e preziose.
Il luogo delle storie è una "casa di dialogo" dove il tempo è dilatato, rallentato, è lo spazio della libertà in cui non esistono le frontiere culturali e mentali ma solo condivisione ed intimità.

martedì 20 settembre 2011

"NO, NO, NO L'ASILO NO!": inserimento

“Nel passaggio da casa a scuola ci sono braccia che lasciano andare, ma ci sono braccia che prendono, che accolgono, che sostengono il bambino in questo passaggio di mani e di menti”(R. Bosi)


Ulipio è un leoncino capriccioso: non vuole andare all'asilo.
Ma una settimana di attività divertenti e stimolanti insieme ai nuovi compagni
è sufficiente a fargli cambiare idea, o meglio,
l'asilo continua a non piacergli ma il SUO asilo e la SUA maestra
hanno ormai totalmente conquistato! 

La storia di Ulipio, che proprio all’asilo non ci voleva andare ma che poi scopre che ci sono tante cose divertenti da fare, ci ha permesso di proporre ogni giorno attività diverse e accattivanti che hanno molto coinvolto i bambini. 
Il vedere riconosciuti i propri sentimenti di rabbia per la  paura dell'abbandono "... e se uno ride allora la sua mamma non la fanno più venire e lui rimane per tutta la vita chiuso nell'asilo!" , vedere che la mamma consola Ulipio nello stesso modo con cui la propria mamma parla con loro, e soprattutto sapere che poi si torna a casa, hanno molto rassicurato i bimbi che ogni giorno attendevano con curiosità l'attività proposta dal libro. Curiosità che  faceva salutare i familiari con entusiasmo, "Ciao, io ho da fare tante cose belle, vai".


la pittura

la manipolazione di pongo naturale impastato dai bambini stessi

la psicomotricità all'aria aperta

il gioco con materiali naturali e familiari ai bambini

la scoperta di nuovi giochi

la piscina tattile per la socializzazione 
i travestimenti

il teatrino e le storie

Ogni giorno della settimana è stato accompagnato da un gioco nuovo e così l'inserimento è stato vissuto in modo positivo da tutti: genitori, bambini ed insegnanti.
Nel testo ci sono anche spunti per parlare delle regole, dei litigi e dell'amicizia, buon lavoro

sabato 17 settembre 2011

Talete, l'acqua e il galleggiamento: i quattro elementi


L’incontro con la filosofia è avvenuto attraverso il testo "La filosofia raccontata ai bambini" ed in particolare con la storia di Talete, un bambino che scopre l’importanza dell’acqua e così abbiamo provato anche noi a capire di più…
Filosofo in greco significa “amico del sapere”
Essere filosofi è amare le ragioni che stanno dietro le cose…
E’ per tali motivi che i bambini sono piccoli filosofi…
I filosofi invece sono bambini che non sono mai cresciuti, che hanno continuato a domandarsi il perché delle cose.

Un giorno Talete bambino, mentre è a pesca col padre,
incappa in un temporale, cade in mare e si ritrova circondato dall'acqua...
a distanza di tempo vive invece l'esperienza opposta: la siccità.
Ed è proprio così che Talete inizia a pensare che è l'acqua all'origine della vita
Le storie di "Guizzino" e di Talete ci hanno aperto molti stimoli per parlare dell'acqua e delle sue caratteristiche e proprietà. Il ricordo delle vacanze estive e delle giornate trascorse al mare è ancora vivo, decido allora di riunire i bambini in circle-time e di fare un brain-storming sull'argomento "galleggiamento". Le idee sono subito chiare e tutti sono d'accordo nel dire che galleggiare significa: "Stare fermi sopra l'acqua. Una cosa che non va in fondo al mare, all'acqua galleggia".
II galleggiamento è governato dal principio di Archimede e coinvolge una serie di fattori come massa, densità, peso specifico. Per spiegarlo ai bambini chiedo a loro di drammatizzarlo.




Il galleggiamento si presta alla formulazione di ipotesi e alla loro verifica sperimentale. Sebbene tutti i bambini abbiano delle esperienze di galleggiamento, alcuni oggetti hanno un comportamento non facile da prevedere. I bambini devono fare una previsione e subito verificarla. Invito così ogni bambino a cercare in classe degli oggetti che galleggiano o che affondano, poi andiamo in giardino a verificare le nostre ipotesi.



Una seconda fase può prevedere l'utilizzo del pongo. Una pallina di pongo affonda subito nell'acqua, ma se la si modella per formare una sorta di ciotola concava galleggia. Questo dimostra che oggetti che galleggiano si possono costruire con materiali che affondano. 




Rientrati in classe ecco la discussione che ne è nata:
"Abbiamo provato a far galleggiare le cose", 
"La costruzione: è affondata" , 
"La mia pallina galleggiava", 
 "E dopo la mia cannuccia galleggiava" , 
"La mia barchetta arancione blu galleggia", 
"II tappino galleggiava", 
"II pongo galleggiava, la dada aveva fatto il pongo a forma di barca, allora galleggiava, la pallina no", 
"In piedi non si galleggia, si affonda", 
"I braccioli ci fanno galleggiare perché sono pieni d'aria. Sono leggeri.", 
"Al mare i grandi si stendono dietro e fanno la stella e galleggiano senza braccioli",
"Galleggiamo di più al mare perché l'acqua è salata e si mettono i braccioli", 
"Noi galleggiamo perché c'è il sale sotto" 

Anche questa volta le idee dei bambini danno l'imput per un'altra attività: 
dimostrare che nell'acqua salata i corpi galleggiano meglio che nell'acqua dolce.
Sempre per il principio di Archimede, poiché l'acqua salata ha una densità maggiore di quella dolce, gli oggetti galleggiano meglio nell'acqua salata. 
Per questo esperimento conviene utilizzare un uovo. 
Prima si mette l'uovo in una vaschetta d'acqua del rubinetto, e si nota che affonda. 



Poi si aggiunge del sale all'acqua e magia! 



Piano piano l'uovo si solleva fino a galleggiare!




martedì 13 settembre 2011

Accoglienza dei più grandi

Copertina del libro di "Guizzino" realizzato da ogni bambino.
E' stata realizzata con pittura, collage ed origami
Lo scorso anno, partendo dalla necessità di "ri-trovare" l'identità del gruppo classe, di riprendere confidenza con gli amici, con gli spazi della scuola in parte cambiati e di accogliere nuovi compagni ed insegnanti, ho accolto la mia classe di "mezzani" con la storia di "Guizzino" di Leo Lionni.
Ho fatto trovare la sezione decorata con tanti pesciolini rossi ed uno solo nero ed ho aspettato le domande dei bambini, poi ho raccontato loro la storia.
GUIZZINO
In un angolo lontano del mare viveva una famiglia di pesciolini tutti rossi. Solo uno era nero come una cozza. Nuotava più veloce di tutti gli altri. Si chiamava Guizzino. Un brutto giorno un grosso tonno, feroce e molto affamato, apparve fra le onde. In un solo boccone ingoiò tutti i pesciolini rossi. Solo Guizzino riuscì a fuggire. Nuotò lontano. Era spaventato e si sentì solo e molto triste. Ma il mare era pieno di sorprese e a poco a poco nuotando fra una meraviglia e l'altra Guizzino tornò ad essere felice. Vide una medusa piena dei colori dell'arcobaleno, pesci misteriosi che sembravano tirati da fili invisibili, e anemoni di mare che ondeggiavano come palme al vento. Ed ecco che all'ombra degli scogli e delle alghe scoprì una famiglia di pesciolini rossi proprio come quelli del suo branco. "Andiamo a nuotare nel sole e a vedere il mondo" disse felice. "Non si può - risposero i pesciolini - i grandi tonni ci mangerebbero". "Ma non si può vivere così nella paura, - disse Guizzino - bisogna pur inventare qualcosa". E Guizzino pensò a lungo. E improvvisamente disse: "Ho trovato: noi nuoteremo tutti insieme come il più grande pesce del mare". E spiegò come dovevano nuotare tutti insieme vicini, ognuno al suo posto. E quando ebbero imparato a nuotare vicini, disse: "Io sono l'occhio". E nuotarono nel grande freddo del mattino e nel sole del mezzogiorno, ma uniti riuscirono a cacciare il grande pesce. 

Dopo l'ascolto ci siamo divertiti a drammatizzarla e poi ci siamo divertiti a fare giochi di fiducia, di contatto, a massaggiarci, ad abbracciarci, ad andare in esplorazione dell'ambiente circostante.

Perché il bambino possa "entrare" profondamente nelle storie narrate e comprenderle a fondo, occorre che queste siano vissute in modo significativo: rivivere la storia attraverso il corpo e il movimento permette, oltre che una migliore comprensione, la scoperta di un modo diverso di conoscere e comunicare che porta a sviluppare ed affinare il movimento, a sentire e conoscere il proprio corpo, a provare sensazioni ed emozioni, ad incontrare l'altro.

Accanto al linguaggio corporeo naturalmente si sono affiancati quello verbale, grafico, musicale, manipolativo, teatrale… questo per aiutare il bambino ad interagire attivamente con l'esperienza e ad esplorarne i diversi aspetti codificando il messaggio nelle sue varie forme.


La storia di Guizzino ci ha permesso di parlare anche di noi e delle nostre emozioni…

 in ogni pagina la storia è stata rivissuta in prima persona,
ogni bambino ha raccontato le proprie avventure,
emozioni di gioia ma anche di tristezza, sorpresa e paura.

Importante è stato anche mettere a confronto gli eventi
ed i personaggi della storia con il vissuto di ogni bambino


Per interiorizzare al meglio la storia, la classe è stata divisa in gruppi che,
in completa autonomia, ha realizzato le varie sequenze del racconto.
Un grande tonno mangia tutti gli amici di Guizzino

Guizzino, rimasto solo, osserva le meraviglie del mare, in cerca di nuovi amici


Guizzino, con i nuovi amici, sconfigge la paura e formando un grande pesce allontana tutti i pericoli.
Ogni bambino ha realizzato un pesciolino rosso che lo rappresentasse e poi lo ha appiccicato nel cartellone del mare realizzato tutti insieme e così si è venuto a formare un  enorme pesce, simbolo del gruppo di amici della nostra sezione. Ai bambini è passato molto semplicemente il messaggio che tutti insieme è meglio!


Ognuno ha realizzato il suo piccolo angolo di mare
in cui si sente sicuro insieme agli amici.


Plastico realizzato dai bambini con materiale di recupero e conchiglie e sabbia raccolti durante l'estate.
Come si può notare abbiamo rappresentato gli elementi dell'aria (gabbiani, nuvole fatte con sacchetti gonfiati e contenenti carta colorata); dell' acqua a livello superficiale e sommerso.

L'isola... 

...le barchette, il faro e le balene
Trovi altro qui
Dopo queste attività ci siamo divertiti a giocare con l'acqua, ma questa è un'altra storia...

martedì 6 settembre 2011

Attività per l'inserimento

Il primo ingresso a scuola è sempre difficile e denso di emozioni contrastanti, sia per i bambini che per i genitori, compito di noi insegnanti è quello di guidarli gradualmente in questo cammino di crescita.
Chi insegna  nella scuola dell'infanzia sa benissimo che i primi giorni di scuola sono i più importanti e difficili: bisogna saper conquistare la fiducia dei genitori; far capir loro che si possono fidare di noi, che i bimbi sono in buone mani e che teniamo al loro benessere; dobbiamo in poco tempo cercare di gettare le basi di "un'alleanza educativa" basata sul rispetto, la sincerità, la stima e la fiducia reciproca, tutto questo mentre si cerca di rendere  accattivante la scuola per i bambini in modo che accettino il distacco dai genitori.
In questi anni di insegnamento ho sperimentato un metodo molto efficace e che nella maggior parte dei casi dà risultati immediati: i bimbi rimangono a scuola senza piangere già dopo i primi 2-3 giorni.
Ecco come si svolge "il mio inserimento":
A giugno tutto il personale della scuola incontra le famiglie, durante l'assemblea ogni insegnante si presenta, viene letto il regolamento e si proietta un filmato di presentazione della scuola dove i genitori possono anche vedere i bambini che svolgono le attività e le routine. Durante tale incontro si prendono già accordi per i colloqui individuali conoscitivi e per la festa di inizio anno.
A settembre tutte le insegnanti organizzano una festa per i più piccoli, solitamente il giorno prima dell'inizio e in tale occasione si cerca di coinvolgere genitori e bambini in una prima attività.
Appena arrivati ho consegnato a tutti, adulti e bambini, una collana con il simbolo della sezione e la scritta di benvenuto (a distanza di due anni alcuni genitori mi hanno confidato che i loro figli la conservano gelosamente vicino al proprio letto) poi abbiamo dato inizio al "laboratorio". 
Ecco che cosa ho fatto un paio di anni fa con le mie "tartarughe".



Ho costruito un trenino e tante sagome di bambino.
Durante la festa ho invitato i genitori a creare il ritratto del proprio bimbo,
insieme ai loro figli, mettendo a disposizione tanto materiale di recupero.

Il trenino è stato poi appeso in sezione ad altezza di bambino.


Questa attività ha coinvolto tantissimo i genitori ed ha permesso ai bambini di trascorrere un primo momento piacevole insieme a mamma e papà familiarizzando così con un nuovo ambiente.
Nei giorni successivi  i bimbi sono andati più di una volta ad osservare il trenino che è diventato come una sorta di oggetto transizionale fra casa e scuola.
A conclusione della festa è arrivato uno scrigno del tesoro che conteneva una sorpresa per il giorno dopo... e così tutti i giorni, per il primo mese di scuola, ho tenuto vivo l'interesse della classe e soprattutto il desiderio di venire a scuola  per scoprire cosa conteneva la "scatola magica".

giovedì 1 settembre 2011

"Quadri SENSIbili": il gusto

L'Arcimboldi è l'artista usato per questa fase di stimolo sensoriale. 
Si può assaggiare un quadro? 
Noi abbiamo dimostrato che è possibilissimo ed è anche buono! Ho portato dei libri sull'Arcimboldi ed abbiamo visto assieme alcune sue opere, il modo in cui compone diversi oggetti per crearne uno nuovo, le tematiche seguite, e siamo arrivati alle "Stagioni", in particolare all'"Estate", che rappresenta un ritratto umano composto con la frutta. 
Ho chiesto quali erano i loro frutti preferiti, per farli entrare in contatto con il dipinto, ho chiesto se avrebbero voluto mangiare alcuni dei frutti che vedevano, ed ho quindi proposto di creare un quadro che si potesse mangiare, ma che fosse davvero un quadro anche da vedere. 








Così abbiamo creato il nostro dipinto da mangiare: prima abbiamo tagliato la frutta a pezzetti poi abbiamo stabilito quale frutta era adatta per i capelli, per la bocca, il naso, e così via; quindi, su una base, i bambini hanno disposto i vari elementi, fino a formare un volto sorridente. Così abbiamo mangiato una fetta dell'"Estate" dell'Arcimboldi, fatta da noi. 




FINE "Quadri sensibili"
L'inizio lo trovi qui
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